Profilo

L’attività progettuale di A.V. (studio Ferrante-Villa 1980-1989; studio SdA Villa-Martinelli 1995-2012) si intreccia con l’attività accademica presso l’Ateneo IUAV-Venezia e l’attività culturale (saggi, riviste: Lotus e Casabella, etc. ): un’interazione di scambio reciproco, tra l’approfondimento dell’architettura come corpus disciplinare e la pratica dell’architettura come mestiere, che costituisce un modo di ‘fare l’architetto’.

- 1. Fin dall’inizio (primi anni ‘80) l’attività progettuale si colloca nei settori propri della Committenza Pubblica: su incarico delle locali Amministrazioni lavora a progetti per edilizia economico-popolare, abitazioni, servizi e attrezzature collettive, nei comuni dell’Area Metropolitana di Milano: Bollate, Cormano, Rho. Nell’attività accademica (ricerca e didattica) agisce un’impostazione che colloca il progetto di architettura entro connessioni con la cultura della città: storia-identità ma anche processi economico-materiali (strategie di intervento-trasformazione). I temi di progetto (abitazioni, servizi sociali, etc.) sono svolti come costruzione delle periferie nella città contemporanea (l’area metropolitana milanese), in particolare (medi anni ‘80) ricorrendo ad una figurazione fortemente ‘espressionistica’ intesa a incentivare presenza e significato dell’intervento pubblico nelle diverse realtà insediative della città-periferia.

2. Lungo il decennio ‘80-‘90 queste posizioni (soprattutto nell’Università) si perdono nell’ondata storicistica del ‘Postmoderno all’italiana’: la storia (dell’architettura) da modo di conoscenza, si riduce a repertorio di forme da citare-mixare-riscrivere in un’architettura fatta di architetture; la città si riduce a pretesto per immagini ‘più disegno che progetto’; la funzione-progetto si stacca dalle condizioni materiali di intervento (necessità-risorse) e dalle condizioni tecniche di produzione, in una autonomia che è solo autoreferenzialità.

L’avvio di una revisione (auto)critica è costituito da una duplice occasione professionale, tra i medi anni ‘80 e i primi anni ‘90: sono le opere per la Diga di Bilancino (Firenze) e il progetto-ricerca (commissionato da Metropolitana Milanese spa) per le stazioni di una linea di metropolitana over-fly, tipologie e tecniche di costruzione.

La complessità tecnico-funzionale dei manufatti in progetto induce nuovi approcci progettuali, intellettuali prima che professionali: il dispositivo strutturale è inteso come ‘impostazione formale’ e non solo come ‘artificio resistente’; la costruzione per componenti seriali da assemblare in cantiere a secco, è intesa come ‘storica condizione tecnica di progettazione-esecuzione’

3. Lungo il primo decennio del secolo queste posizioni prendono definita consistenza teorica e pratica, orientando sia l’attività progettuale che l’attività universitaria (didattica e ricerca).

- L’attività progettuale si incentra su temi costruttivamente e funzionalmente complessi: attrezzature di scala urbana e territoriale (in A.T.P. con lo Studio De Miranda-Ingegneria strutturale), grandi impianti idraulici, dighe e bacini (in collaborazione con Geotecna spa.,), impianti tecnici che interagiscono con il paesaggio urbano e territoriale (antenne per telefonia mobile e teletrasmissioni, barriere acustiche).

Sono progetti entro cui il dispositivo strutturale e costruttivo (in acciaio) agisce come configurazione di modi d’uso e dispositivi di funzionamento, oltre che di esiti formali: come risposta (in termini di cultura-progetto) a necessità e vincoli civili, in opposizione alle logiche del Global Style (Free Architecture, etc.) che negli stessi anni colonizza l’architettura italiana.

Al valico del decennio alcuni progetti (alberghi in contesti di particolare pregio paesaggistico nei paesi della Federazione Russa, plesso scolastico ai bordi di una città media italiana) affrontano il tema dell’interazione tra manufatto e ambiente-contesto in termini di innovazione tipologica (spazi, modi d’uso, sistemi costruttivi) e non solo di stilemi linguistici o morfologici, entro una prospettiva di valorizzazione del paesaggio territoriale e urbano come cultural heritage.

- Nell’Università, l’attività di ricerca (svolta come Responsabile Scientifico di Convenzioni tra Ateneo IUAV e soggetti esterni) riguarda progetti sperimentali finalizzati ad un fattivo contributo tecnico-disciplinare in una strategia (civile e politica) di modernizzazione infrastrutturale e rigenerazione della città esistente (le periferie, le aree industriali dismesse, le rovine del XX secolo). In particolare: lo studio di manufatti-tipo (tecnicamente ripetibili) per le stazioni di linee di metropolitana a Venezia e Milano e lo studio del rapporto tra tipologia strutturale e tipologia edilizia (spazi e modi d’uso) in un intervento di rigenerazione urbana: Centro Multifunzionale in un’area dismessa di Porto Marghera. In parallelo, l’attività didattica (svolta come Coordinatore dell’indirizzo ‘Architettura-Costruzione’ al Corso di Laurea Magistrale Facoltà di Architettura-Ateneo IUAV) si orienta sulla ricomposizione (culturale prima che operativa) tra discipline della forma e discipline della costruzione (scienze e tecniche): contro la separazione tipica della tradizione idealistica italiana, ma anche (e sopratutto) contro il delinearsi di una figura di progettista-architetto ridotto al ruolo di ‘creativo’ per spettacolari eventi architettonici mediatico-mercantili. Sullo sfondo la profonda svolta antropologico-culturale indotta dalla crisi (certo non solo economico-finanziaria) del primo decennio del secolo.

4. A partire dai medi anni ‘90 l’attività saggistica (oltre che a temi propriamente ‘disciplinari’) si volge a temi solo in apparenza contrapposti: le opere dell’ingegneria strutturale e le forme del cinema. Sono i saggi (editi da Electa e Marsilio) che indagano la Scuola italiana di ingegneria strutturale (protagonisti e progetti) nel quadro della Modernizzazione infrastrutturale e tecnologica; sono i saggi e gli articoli che declinano la personale cinefilia di A.V. in termini di sguardo sull’architettura della città (cfr. rubrica Cinema e Architettura per la rivista Interni, dal’98 al 2012). Nel cinema (storie, figure, linguaggi) prende visibilità l’immaginario che intride il corpo fisico della città: una voce essenziale della città stessa come luogo del progetto di architettura, tra identità (storia-memoria) e futuro possibile (progetti-trasformazioni).